Il testamento può essere olografo, ovvero scritto di pugno, datato e firmato dal testatore, oppure pubblico quando è redatto di fronte a un notaio. Le ipotesi di falsità in testamento, ovviamente, si riferiscono esclusivamente ai testamenti olografi, gli unici che essendo possibile scrivere del tutto privatamente, si prestano a falsificazioni.
Senza dubbio, la sacralità del testamento si manifesta attraverso due sentieri distinti: l’olografo, intriso dell’intima essenza del testatore, tracciato con la sua stessa mano, suggellato con data e firma; e il pubblico, elaborato sotto lo sguardo vigile e imparziale di un notaio. Tuttavia, è nel fragore dell’olografo che l’ombra del sospetto si fa più densa, poiché il suo carattere intimo, benché nobilitante, lo rende vulnerabile alla macchia dell’inganno.
QUANDO UN TESTAMENTO E' FALSO?
Le ipotesi principali di falsificazione del testamento sono quelle in cui l’intero documento non risulta redatto e/o datato e/o sottoscritto di pugno dal testatore. Ma possono esservi anche ipotesi minori, in cui la falsificazione consiste nell’interpolazione, ovvero aggiunte o correzioni o cancellazioni su un documento “vero” in quanto attribuibile al testatore, che ne mutano il senso rispetto alla volontà testamentaria.
COME CAPIRE SE UN TESTAMENTO E' FALSO?
Quando si ha il sospetto che il testamento non sia interamente o parzialmente redatto e/o sottoscritto dal testatore, occorre innanzitutto sottoporre il documento a un perito grafico, mettendogli a disposizione le scritture di comparazione (frasi, firme in atti pubblici o privati etc..) sicuramente attribuibili al de cuius/testatore, in modo che il perito sia in condizione di valutare se la grafia del testamento sia effettivamente attribuibile o meno al testatore ed individuare le eventuali interpolazioni o cancellazioni di mano estranea. Sono anche possibili perizie tecniche per individuare i tipi di inchiostro e di carta usati, la loro reale datazione, per comprendere in modo certo la provenienza o meno del documento testamentario al de cuius.
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